Piano rifiuti Lazio, il M5S chiama i territori: osservazioni alla VAS entro il 19 giugno
Il nuovo Piano regionale dei rifiuti del Lazio entra in una fase decisiva. Il documento presentato dalla Giunta Rocca è attualmente sottoposto alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica, la cosiddetta VAS, e cittadini, associazioni, comitati e realtà territoriali hanno tempo fino al 19 giugno 2026 per presentare osservazioni.
Proprio per fornire strumenti tecnici e indicazioni operative utili alla partecipazione, il 3 giugno si è svolto un incontro promosso dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle, con la partecipazione di Carlo Colizza, capogruppo M5S Lazio, e dei consiglieri regionali Adriano Zuccalà e Valerio Novelli.
L’obiettivo dell’incontro è stato chiaro: aiutare attivisti e cittadini a intervenire in modo efficace nella procedura, evitando osservazioni generiche o esclusivamente politiche e concentrandosi invece su rilievi tecnici, ambientali e pianificatori, gli unici che in questa fase possono realmente incidere sull’iter del piano.
Un piano che guarda al 2031
Il Piano regionale dei rifiuti ha un orizzonte temporale 2026–2031. La fase attuale prevede 45 giorni per la raccolta delle osservazioni nell’ambito della VAS. Successivamente, il documento passerà all’esame della Commissione Rifiuti e poi del Consiglio regionale, dove dovrà essere approvato in via definitiva.
Si tratta quindi di un passaggio non formale, ma sostanziale. La VAS serve a valutare gli effetti ambientali delle scelte contenute nel piano e rappresenta uno degli ultimi momenti in cui territori, cittadini e amministrazioni locali possono far emergere criticità, contraddizioni e possibili alternative.
La riorganizzazione degli ATO: da cinque ambiti a due
Una delle principali criticità evidenziate riguarda la riorganizzazione degli Ambiti Territoriali Ottimali.
Il piano attualmente vigente, approvato nel 2020, prevedeva una struttura basata su cinque ATO, sostanzialmente coincidenti con le province del Lazio. Il nuovo piano, invece, riduce gli ambiti a due:
- ATO Roma, coincidente con il territorio di Roma Capitale;
- ATO unico regionale, che accorpa le province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.
Questa scelta comporta un cambio di impostazione molto rilevante. Da una logica di autosufficienza provinciale si passerebbe a una gestione più accentrata e potenzialmente più esposta alla movimentazione dei rifiuti da un territorio all’altro della regione.
Il rischio evidenziato durante l’incontro è che alcune province possano diventare aree di servizio per il sistema romano, soprattutto per quanto riguarda scarti, fanghi, residui di trattamento e rifiuti collegati alla filiera dell’incenerimento.
Roma e l’inceneritore di Santa Palomba
Il nuovo ATO Roma recepisce integralmente il piano del Commissario straordinario Roberto Gualtieri, compresa la realizzazione dell’inceneritore di Santa Palomba.
È uno degli aspetti politicamente e ambientalmente più delicati del piano. Secondo le criticità emerse durante l’incontro, la programmazione regionale sembra di fatto costruirsi intorno alla scelta dell’incenerimento, invece di puntare con decisione su prevenzione, riduzione, raccolta differenziata di qualità, trattamento a freddo, compostaggio e recupero di materia.
A questo si aggiunge il potenziamento previsto dell’inceneritore di San Vittore, con la quinta linea, e l’utilizzo di discariche esistenti, tra cui Civitavecchia, Viterbo e Roccasecca, per la gestione degli scarti e dei residui.
La domanda politica e tecnica posta dai consiglieri regionali è netta: il Lazio vuole davvero andare verso un modello circolare, oppure sta tornando a un modello centrato sulla combustione e sullo smaltimento?
Raccolta differenziata: obiettivi giudicati troppo deboli
Altro punto critico riguarda gli obiettivi di raccolta differenziata. Il piano indica un traguardo di circa il 72% al 2031, considerato dai relatori troppo prudente e sostanzialmente “inerziale”.
Secondo questa lettura, il piano non spinge abbastanza i territori verso un salto di qualità. Un vero piano di transizione ecologica dovrebbe puntare più in alto, rafforzando la tariffa puntuale, premiando i comuni virtuosi, riducendo la produzione di rifiuti e costruendo una rete impiantistica coerente con il recupero di materia.
La raccolta differenziata, infatti, non può essere solo una percentuale da raggiungere sulla carta. Deve tradursi in frazioni pulite, impianti adeguati, filiere di riciclo funzionanti e minore dipendenza da discariche e inceneritori.
Impianti: poca attenzione ai TMB evoluti e al trattamento a freddo
Durante l’incontro è stata sottolineata anche la mancata spinta verso i TMB evoluti, cioè impianti di trattamento meccanico biologico capaci di recuperare materia e ridurre drasticamente la quota di rifiuto residuo da smaltire.
La sensazione è che il nuovo piano non investa abbastanza sulle tecnologie alternative all’incenerimento. Il rischio è quello di bloccare la regione per anni dentro un modello rigido, costoso e poco compatibile con gli obiettivi europei di economia circolare.
Un piano moderno dovrebbe invece partire dalla riduzione del rifiuto, dalla tariffa puntuale, dal compostaggio aerobico, dagli impianti di prossimità e dal recupero di materia. Tutto ciò che viene bruciato, infatti, esce definitivamente dal ciclo del riuso e del riciclo.
Siti sensibili: scuole e ospedali non possono essere solo “elementi di attenzione”
Un’altra criticità riguarda i criteri di localizzazione dei nuovi impianti.
Secondo quanto emerso, nel piano scuole, ospedali e altri siti sensibili verrebbero considerati fattori di “attenzione”, ma non veri e propri fattori escludenti.
È un punto estremamente delicato. La presenza di luoghi frequentati da bambini, pazienti, anziani o persone fragili dovrebbe rappresentare un vincolo forte nella scelta delle aree idonee alla realizzazione di impianti potenzialmente impattanti.
Su questo tema le osservazioni alla VAS possono avere un peso importante, perché riguardano direttamente la tutela della salute, la qualità dell’aria, la sicurezza ambientale e la corretta pianificazione territoriale.
Il confronto con il piano del 2020
Nel corso dell’incontro, Valerio Novelli ha richiamato il confronto con il Piano regionale dei rifiuti approvato nel 2020.
La differenza di impostazione appare netta. Il piano precedente puntava su una visione più vicina alla strategia “Rifiuti Zero”: riduzione, riciclo, compostaggio aerobico, tariffa puntuale e divieto di chiudere il ciclo attraverso la combustione.
Il nuovo piano, invece, sembra segnare un’inversione di rotta. L’incenerimento torna centrale, mentre strumenti fondamentali come la tariffa puntuale e la riduzione del rifiuto residuo sembrano passare in secondo piano.
Non si tratta solo di una differenza tecnica, ma di una scelta di modello: da una parte l’economia circolare, dall’altra una gestione fondata su grandi impianti, combustione e movimentazione dei rifiuti.
Osservazioni tecniche entro il 19 giugno
Il messaggio rivolto ai partecipanti è stato molto concreto: le osservazioni devono essere tecniche, puntuali e motivate.
Nella fase di VAS non basta dire che un piano non piace politicamente. Bisogna evidenziare criticità ambientali, incoerenze con gli obiettivi europei, rischi per i territori, impatti sulla salute, debolezze nella rete impiantistica, carenze nei criteri di localizzazione e problemi legati alla movimentazione dei rifiuti.
Per questo il gruppo regionale ha chiesto di condividere le bozze delle osservazioni entro circa una settimana, indicativamente entro il 10 giugno, così da permettere ai tecnici del Movimento di armonizzare i contributi prima dell’invio ufficiale entro la scadenza del 19 giugno 2026.
Una battaglia tecnica e politica
La partita sul Piano regionale dei rifiuti non si chiude con la VAS. Dopo questa fase, il documento arriverà in Commissione e poi in Consiglio regionale. Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle ha annunciato l’intenzione di utilizzare osservazioni ed emendamenti per contrastare l’impostazione del piano e allungarne l’iter.
L’obiettivo dichiarato è impedire che un piano giudicato arretrato e sbilanciato sull’incenerimento venga approvato senza un vero confronto con i territori.
Questa fase, dunque, non riguarda solo gli addetti ai lavori. Riguarda tutti i cittadini del Lazio, perché il modello di gestione dei rifiuti incide direttamente sulla salute, sull’ambiente, sui costi del servizio, sulla qualità della raccolta differenziata e sul futuro dei territori.
Presentare osservazioni alla VAS significa entrare nel merito, far valere le ragioni dei cittadini e pretendere un piano più moderno, più trasparente e più coerente con la transizione ecologica.
La scadenza del 19 giugno è vicina. Chi vuole contribuire deve farlo ora, con contenuti chiari, documentati e tecnicamente solidi.
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Bisogna impedire ai cittadini di lasciare rifiuti ingombranti presso i cassonetti ma conferirli in discarica.